Sui bricchi, superbi castelli e svettanti torri raccontano di un medioevo vivace. I ciabòt I ciabòt costituiscono l’elemento più tipico del paesaggio viticolo del Roero. Funzionali ai lavori viticoli e dipendenti dalla struttura delle proprietà e dalle particolari tipologie degli insediamenti umani del Roero, questi interessantissimi esempi di architettura spontanea contadina, di “architettura senza architetti”, si presentano come spartani ripari per i momenti di riposo, per la difesa notturna delle vendemmie dai furti e per galeotti amori contadini. L’Enoteca Regionale del Roero ha avviato uno specifico progetto per la loro tutela e valorizzazione. È proprio in questo settore del Roero che trova la sua collocazione ottimale la coltura specializzata della vite.
Considerazioni enoiche sul Roero
Pochi luoghi evocano esperienze dal sapore antico e profondo nel rapporto tra uomo e ambiente come i paesaggi vitivinicoli del Roero. Con la classica lentezza che caratterizza l’evoluzione dei terreni di queste zone, di pari passo si sono evoluti i processi di vinificazione più idonei.
Grazie alla costante cura di queste tecniche e ad una conoscenza sempre più profonda sulla viticoltura è stato realizzato un prodotto sempre più pregiato grazie anche all’adattamento dei vitigni alle qualità del suolo e del clima. Non dimentichiamo in questo contesto anche le qualità estetiche che sono state raggiunte dalle nostre vigne, che vantano una lunga storia di continui miglioramenti.
I due vini che hanno avuto una evoluzione più marcata sono quasi sicuramente l’Arneis e il Nebbiolo. L’Arneis è coltivato nel Roero da secoli. Uva da tavola fino agli anni sessanta, vinificata talora dolce al pari del Moscato e usata come vino base per i Vermouth di alto livello. Soltanto a metà degli anni settanta alcuni produttori iniziano a produrlo in versione secca, e di lì un miglioramento continuo che lo ha portato alla fortuna dei nostri giorni. Il suo ciclo vegetativo ha un germogliamento abbastanza precoce. La sua fioritura avviene in media ai primi giorni di giugno, clima permettendo, e la maturazione a fine settembre.
Il Nebbiolo, vitigno con un indiscutibile DNA piemontese, appare già citato nel Roero con tracce scritte, nel XIV secolo. Col tempo diventa, con la Barbera, l’uva rossa più apprezzata, anche perché il terreno del Roero è sicuramente uno di quelli più vocati alla sua coltivazione. La sua fase vegetativa è particolarmente lunga: le sue uve sono le prime a germogliare e le ultime a essere raccolte. Questi sono i vini frutto di quegli splendidi vigneti, orgoglio del nostro territorio, punteggiati da chiese, castelli e cantine che si confondono armonicamente con un paesaggio unico.
Massimo Marescotto – Presidente della Commissione Vini dei Cavalieri del Roero


